L’EUROPA CI PROVA …? Gli svizzeri affondano la grande riforma del sistema previdenziale

VOTAZIONE DEL 24 SETTEMBRE 2017Gli svizzeri affondano la grande riforma del sistema previdenziale

Di Armando Mombelli

Rentenreform
Previdenza per la vecchiaia 2020 era stata approvata di stretta maggioranza dal parlamento, dopo diversi anni di lavori e di dibattiti.

(Keystone)

Niente da fare neppure per l’ennesima proposta di riformare il sistema previdenziale, volta a garantire anche in futuro il finanziamento delle pensioni. I votanti hanno bocciato sia la legge sulla Previdenza per la vecchiaia 2020, che l’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto a favore dell’AVS. Nuova cocente sconfitta per il governo.

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Previdenza vecchiaia 2020: i risultati

Il sistema di previdenza per la vecchiaia rimane una montagna troppo alta da scalare per il governo e il parlamento. Mentre diversi altri paesi europei hanno varato negli ultimi anni nuove leggi per garantire il finanziamento delle pensioni di fronte alle grandi sfide economiche e demografiche, a cominciare dall’invecchiamento della popolazione, in Svizzera l’ultima riforma che ha superato la prova delle urne risale al 1997.

Da allora, tutti i progetti presentati sono regolarmente naufragati in seguito all’incapacità dei partiti di trovare un compromesso oppure dinnanzi al popolo. Stessa sorte è toccata questa domenica a Previdenza per la vecchiaia 2020, con la quale il governo e la maggioranza delle Camere federali intendevano proporre un’ampia riforma dei due pilastri obbligatori che sorreggono il sistema pensionistico: l’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), gestita dallo Stato, e la previdenza professionale, amministrata dalle casse pensioni e dalle assicurazioni private.

La legge sulla Previdenza per la vecchiaia 2020 è stata bocciata da quasi il 53% dei votanti. La normativa ha ottenuto una maggioranza di schede solo in 8 dei 26 Cantoni, tra cui il Ticino. La proposta di aumentare l’Imposta sul valore aggiunto (IVA) per garantire un ulteriore finanziamento dell’AVS è stata respinta da poco più del 50% dei partecipanti alla votazione e da 16 Cantoni.

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Risultati della votazione

Risultati della votazione del 24 settembre 2017

Nuovo rovescio per il governo

L’esito di questo scrutinio costituisce senza dubbio un altro pesante rovescio per Consiglio federale, già uscito sconfitto lo scorso 12 febbraio in occasione del voto sulla Riforma dell’imposizione delle imprese III, bocciata da oltre il 59% dei votanti. Nel giro di mezz’anno, il governo si vede così sconfessato dal popolo su due delle più importanti revisioni di legge presentate nel corso di questo decennio. Gli elettori hanno invece accolto il 21 maggio scorso un’altra grande riforma elaborata e sostenuta dal Consiglio federale, la nuova Strategia energetica 2050, approvata dal 58% dei partecipanti.

Secondo il ministro dell’interno Alain Berset, che aveva mostrato un impegno straordinario nella sua campagna politica per promuovere Previdenza 2020, “è ancora troppo presto per trarre una conclusione di questo voto”. Si tratta, a suo avviso di un risultato chiaro, due volte no, ma non schiacciante né per un oggetto né per l’altro, dato che non si è molto lontani da una maggioranza.

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la reazione di Alain Berset

“Dopo questo scrutinio, il problema del finanziamento e della stabilità del sistema previdenziale rimane. Desidero quindi riunire il più presto possibile tutti gli attori per valutare i prossimi passi da intraprendere”, ha indicato Berset, ricordando poi che, senza una riforma, i deficit dell’AVS si moltiplicheranno ineluttabilmente nei prossimi anni.

Vittoria per le donne

Il risultato di questa domenica soddisfa chiaramente gli oppositori di Previdenza per la vecchiaia 2020, a cominciare dalle forze più a destra. Secondo Hans-Ulrich Bigler, consigliere nazionale del Partito liberale radicale (PLR) e direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), “il popolo ha riconosciuto che si trattava di una riforma fittizia. Ora bisogna elaborare una vera riforma, in grado di garantire un finanziamento a lungo termine del sistema pensionistico, separando totalmente le modifiche e le compensazioni da apportare a entrambi i pilastri”.

Due voti

L’elettorato svizzero era chiamato a votare due volte sul progetto Previdenza per la vecchiaia 2020.

Il primo voto concerneva il finanziamento supplementare dell’AVS mediante l’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto. Questo progetto doveva essere sottoposto obbligatoriamente al popolo, dato che era necessaria una modifica della Costituzione federale.

Il secondo voto riguardava la Legge federale della previdenza per la vecchiaia 2020. In questo caso gli elettori erano chiamati alle urne, dato che alcuni sindacati e gruppi di sinistra avevano raccolto le 50’000 firme necessarie per il referendum contro questa legge, approvata in marzo dalla maggioranza del parlamento.

La partecipazione al voto è stata del 46%.

Fine della finestrella

Reazione positiva anche sull’altra sponda, da parte dei gruppi di sinistra e dei sindacati minori che hanno depositato il referendum contro Previdenza per la vecchiaia 2020. “Questo risultato è una vittoria per le donne, che non dovranno lavorare un anno in più, e una vittoria per tutti i lavoratori, che non vedranno diminuire le loro prestazioni della previdenza professionale”, ha dichiarato Alessandro Pelizzari, portavoce del comitato referendario. “Continueremo a combattere qualsiasi pessima riforma. La lotta non si fa solo in parlamento, ma anche per la strada, come abbiamo dimostrato, raccogliendo le 50’000 firme necessarie per questo referendum”.

Delusione invece tra i partititi di centro e di sinistra che avevano sostenuto il grande pacchetto di riforme: “Si trattava di un buon compromesso che avrebbe garantito le rendite per la popolazione di questo paese”, ha affermato Regula Rytz, presidente del Partito ecologista svizzero (PES), dicendosi “molto preoccupata” per la prossima riforma che potrebbe uscire da una maggioranza di centro destra e di destra del parlamento.

“La paura di perdere qualcosa è stata molto più grande della disponibilità a un cambiamento”, ha rilevato il senatore socialista Paul Rechsteiner, presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS). A suo avviso, questo no “cadrà però sui piedi degli oppositori”, anche perché nel caso di grandi riforme del sistema previdenziale vi sono sempre molte ragioni per un “no”, che si accumulano tra di loro.

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le altre reazioni dopo il rifiuto della riforma previdenza vecchiaia

Crisi economica e invecchiamento della popolazione

Dopo questo “no”, una vasta riforma del sistema previdenziale svizzero si fa ancora più urgente e rischia di costare ancora di più. Senza correttivi, il sistema previdenziale è destinato a sprofondare nelle cifre rosse già entro pochi anni. In base agli scenari del governo, l’AVS dovrebbe accumulare un disavanzo di 3 miliardi di franchi nel 2025 e di 7 miliardi nel 2030. Anche la previdenza professionale non sarà più in grado di mantenere il livello attuale delle sue prestazioni.

A pesare sul finanziamento delle pensioni vi è innanzitutto l’evoluzione demografica, mentre mezzo secolo fa la speranza di vita era di 74 anni per le donne e di 68 per gli uomini, oggi è salita rispettivamente a 84 e 80 anni. Il graduale pensionamento della generazione del baby boom incide inoltre sempre più sul rapporto tra persone attive e pensionati: mezzo secolo fa vi erano cinque persone tra 20 e 64 anni per ogni pensionato, mentre oggi poco più di tre.

Anche a livello economico il sistema previdenziale si trova di fronte a un contesto precario: il moltiplicarsi delle crisi, l’indebolimento della crescita e il lungo periodo di bassi tassi d’interesse pesano sui rendimenti degli istituti di previdenza e minacciano quindi le rendite. Infine, a livello sociale, qualsiasi futura riforma dovrà tener conto dei cambiamenti in corso sul mercato del lavoro e delle crescenti aspirazioni a un pensionamento flessibile.

Se la necessità di una riforma e di un rinasamento delle istituzioni di previdenza è condivisa da tutti i partiti, neppure dopo questo voto risulta chiaro su quali basi si potrà trovare nei prossimi anni una soluzione di compromesso tra destra e sinistra. Mentre quest’ultima continuerà a battersi contro ogni riduzione delle prestazioni, se non sono accompagnate da misure di compensazione, i rappresentanti della destra respingono qualsiasi ampliamento del sistema previdenziale, soprattutto se comporta aumenti dell’imposizione fiscale.

Opposizioni da destra e da sinistra

Il progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 era sostenuto dalle principali forze di centro e di sinistra – Partito popolare democratico, Partito borghese democratico, Verdi liberali, Partito socialista e Partito ecologista svizzero – per i quali si tratta di una riforma equilibrata che permette di assicurare le rendite per oltre una decina d’anni e rafforzare l’AVS.

Si opponevano invece i maggiori partiti più a destra – Partito liberale radicale e Unione democratica di centro – che considerano il progetto iniquo e inadeguato per risolvere i problemi della previdenza per la vecchiaia. Al centro delle loro critiche figura il supplemento di 70 franchi al mese sulle rendite dell’AVS, previsto dal 2019 soltanto per i nuovi pensionati. La riforma era combattuta anche da alcuni sindacati minori e gruppi di sinistra che respingevano l’aumento dell’età di pensionamento per le donne e riduzioni delle prestazioni della previdenza professionale.

I tre pilastri del sistema previdenziale

Il primo pilastro corrisponde alla previdenza statale, ossia all’Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), che mira a coprire almeno i bisogni vitali al momento del pensionamento. Questa assicurazione obbligatoria per (quasi) tutti viene finanziata tramite contributi di dipendenti, indipendenti, datori di lavoro e Confederazione.

Il secondo pilastro è costituito dalla previdenza professionale, le cui prestazioni dovrebbero permettere, assieme a quelle dell’AVS, di mantenere in buona parte il proprio tenore di vita dopo il pensionamento. Gestita da casse pensioni e assicurazioni, la previdenza professionale è obbligatoria per tutti lavoratori dipendenti ed è finanziata con i loro contribuiti e quelli dei datori di lavoro.

Il terzo pilastro concerne invece il risparmio volontario individuale, destinato a colmare eventuali lacune previdenziali e a soddisfare desideri individuali. Alcune forme di questa previdenza facoltativa – conti bancari vincolati e proprietà immobiliari – beneficiano di incentivi fiscali.

FONTE : www.swissinfo.ch

Cos’è il federalismo? In Svizzera, il potere politico è suddiviso in tre livelli: la Confederazione, i 26 cantoni e i 2222 comuni, PERCHE’ NON FARLO ANCHE IN ITALIA?

Di Michele Andina

 

 

 

In Svizzera, il potere politico è suddiviso in tre livelli: la Confederazione, i 26 cantoni e i 2222 comuni. Questo federalismo determina la peculiarità della Svizzera. Il politologo Sean Müller è un attento studioso di questa particolare forma di democrazia di questo piccolo ma eterogeneo paese.

Che cosa ha in comune un appenzellese con un ginevrino, cosa lega una ticinese a una turgoviese? Il passaporto rosso e poco più.

La Svizzera è un paese con tante differenze e una grande unità. Molte lingue, molte culture: il federalismo è l’assicurazione che permette a cantoni e comuni di mantenere e vivere la propria peculiarità, la propria identità e garantisce nel contempo alla Svizzera, come paese, di non andare in mille pezzi.

In Democracy Lab, serie video di # DearDemocracy, il ricercatore e politologo Sean Müller dell’Università di Berna ci racconta come funziona l’interazione tra i tre livelli e dove “casca l’asino”. Paragona inoltre il federalismo svizzero con quello di altri paesi.

AUTOSTRADE GRATIS? CON PREZZO FISSO? DECIDIAMO NOI !

CON UNA CONFEDERAZIONE, I CITTADINI , POTRANNO RI-OTTENERE IL CONTROLLO DELLE AUTOSTRADE COSTRUITE DALLE PROPRIE FINANZE E SOTTRATTE ILLEGITTIMAMENTE

I CITTADINI POTRANNO GESTIRE I RICAVI PER MANTENERE LE SPESE DI MANUTENZIONE DELLA RETE DI TRASPORTO INTERNO, AUTOSTRADALE E MARITTIMA

OGGI, OGNI GIORNO PERDIAMO TUTTI MOLTA RICCHEZZA

Le vacanze dei lavoratori in Svizzera si allungano e in REPUBBLICA ITALIANA COME VA?

… una persona di 20/49 anni fa di media 5,2 settimane di VACANZA ALL’ANNO ! IL SISTEMA DELLA CONFEDERAZIONE E’ ANCHE IN QUESTO ASPETTO DI GRAN LUNGA MIGLIORE DELLA REPUBBLICA, CHE OGNI ANNO RIDUCE LA POSSIBILITA’ DI FARE VACANZA

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Le vacanze dei lavoratori in Svizzera si allungano. In vent’anni, la durata media delle ferie annuali è cresciuta di mezza settimana. Nemmeno la votazione popolare del 2012, in cui il popolo si è opposto all’aumento delle ferie, è riuscita a invertire la tendenza.

L’11 marzo 2012, i due terzi dell’elettorato elvetico hanno respinto l’iniziativa popolare ‘6 settimane di vacanza per tuttiLink esterno‘. Una decisione dettata soprattutto dal timore che, come sostenevano le associazioni economiche, l’accettazione dell’iniziativa avrebbe comportato una perdita di impieghi e un danno economico stimato a miliardi di franchi.

In Svizzera tutti i lavoratori hanno diritto per legge a quattro settimane di vacanze pagate all’anno (20 giorni, come in Italia). Per chi non ha ancora compiuto i 20 anni, le settimane sono cinque.

I contratti individuali o collettivi di lavoro possono tuttavia prevedere un numero superiore di giorni di vacanza. Spesso sono i lavoratori con più di 50 anni a ottenere più ferie.

I maestri sono quelli con più ferie

In media, i lavoratori in Svizzera dispongono di 5,1 settimane di ferie all’anno, mezza settimana in più rispetto all’inizio dei rilevamenti una ventina di anni fa, secondo gli ultimi datiLink esterno dell’Ufficio federale di statistica.

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grafico sull’evoluzione del numero di settimane di ferie all’anno in Svizzera

Ad avere più giorni di vacanza, per un totale di 6,3 settimane, sono le persone attive nel settore dell’istruzione, in particolare i maestri. Sopra alla media ci sono anche i lavoratori dei settori dei trasporti, della finanza, dell’amministrazione pubblica, della sanità e della socialità. In fondo alla classifica ci sono invece le persone che lavorano nell’agricoltura o nella silvicoltura (4,6 settimane).

Nel raffronto internazionale, i lavoratori in Svizzera non se la passano così male, stando alle cifre dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). I 20 giorni stabiliti dalla legge elvetica sono nella media. Dalla tabellaLink esterno dell’OCSE emergono però differenze molto marcate tra i vari paesi: mentre gli Stati Uniti non prevedono alcun minimo legale, Stati europei quali la Gran Bretagna o la Francia sembrano più generosi con i propri lavoratori, con rispettivamente 28 e 25 giorni di ferie all’anno.

La maggior parte se ne va

Ma che cosa fanno gli svizzeri durante le ferie? In base al ‘Barometro delle vacanze 2018Link esterno‘ della società di ricerche di mercato Ipsos e del gruppo Europ Assistance, soltanto circa una persona su cinque trascorrerà quest’estate le vacanze in Svizzera.

La destinazione più gettonata si conferma essere l’Italia, meta preferita da un quarto dei partecipanti al sondaggio. Altre destinazioni in cima alle preferenze sono la Spagna e la Francia.

Sempre secondo lo studio, il budget medio per le vacanze degli svizzeri è di 3’235 franchi, il 9% in più rispetto al 2017 e il 38% in più rispetto alla media europea.

articolo di  Reto Gysi von Wartburg su  swissinfo.ch

https://www.swissinfo.ch/ita/economia/malgrado-la-votazione_gli-svizzeri-hanno-sempre-pi%C3%B9-ferie/44241280?utm_campaign=swi-nl&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o

LA SVIZZERA HA POTUTO VOTARE CONTRO LA MONETA INTERA, NOI ? NO ! e mai potremo farlo

Il sistema della Confederazione ha fatto decidere ai cittadini svizzeri sulla possibilita’ di avere una moneta intera, LORO HANNO DECISO DI NO.

PERCHE’ NOI NON POSSIAMO? PERCHE’ NOI, A DIFFERENZA DEGLI SVIZZERI,

DE-LE-GHIA-MO .

VOTANDO UN PARTITO, da quel momento qualsiasi cosa pensino, lo fanno a nostro nome e noi non possiamo piu’ NULLA.

ecco perche’ VOGLIAMO TRASFORMARE LA REPUBBLICA FALLIMENTARE IN UNA CONFEDERAZIONE VIRTUOSA DOVE NOI SIAMO LO STATO

TU HAI FIRMATO?  http://www.confederazioneitaliana.eu/firma-la-petizione-referendum-sulla-forma-istituzionale-dello-stato/

PARTECIPA ALLA PETIZIONE USANDO LA DEMOCRAZIA DIRETTA

LA DIFFERENZA TRA REPUBBLICA E CONFEDERAZIONE? innanzitutto…TUTTO E’ SOTTO CONTROLLO-Debito pubblico: gli svizzeri campioni del risparmio in Europa

Mentre la zona euro sta lottando per contenere i debiti pubblici, la Svizzera moltiplica i piani finanziari per risparmiare fino all’ultimo centesimo.(Keystone)

La Svizzera figura tra i pochi paesi europei che rispettano la disciplina di bilancio adottata una ventina di anni fa dall’UE, ma poco applicata dai suoi membri. Il debito pubblico svizzero corrisponde appena al 33% del PIL, mentre la media dei Ventotto supera l’85%. Eppure quasi ogni anno il governo elvetico presenta un nuovo piano di tagli della spesa pubblica. Politica finanziaria oculata o mania di risparmi?

“La Svizzera va verso la bancarotta”, preannunciava il settimanale Facts nel 1997, dopo una serie di disavanzi miliardari delle casse statali. La rivista è fallita alcuni anni dopo, mentre le finanze pubbliche elvetiche si portano tutt’oggi bene. Anzi benissimo. Assieme alla Norvegia, dove i proventi del petrolio alimentano il gettito fiscale, la Svizzera è stata addirittura l’unico paese europeo ad aver abbassato il debito pubblico dall’inizio dell’ultima grande crisi finanziaria ed economica, nel 2007. E, questo, senza nemmeno rinunciare alla realizzazione di costose infrastrutture, come la nuova galleria ferroviaria del San Gottardo – la più lunga del mondo – inaugurata il 1° giugno di quest’anno.

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Rimasta al di fuori dell’UE, la Svizzera fa parte dei pochi paesi europei che soddisfano, sin dall’inizio, i “criteri di convergenza” del Trattato di Maastricht, con il quale sono state gettate le basi nel 1992 dell’unione economica e monetaria e della creazione dell’euro. I paesi candidati ad aderire alla moneta unica dovevano impegnarsi, in particolare, a contenere il debito pubblico al di sotto del 60% del Prodotto interno lordo (PIL).

Già al momento della loro adesione all’euro, alcuni Stati non rispettavano tale parametro: Grecia 107%, Italia 109%, Belgio 114%. Con la crisi finanziaria ed economica, diversi altri paesi europei sono stati costretti a incrementare pesantemente le uscite per sostenere il settore bancario e rilanciare la congiuntura. Oggi il debito pubblico delle principali economie della zona euro, come pure della Gran Bretagna, supera la soglia del 60%.

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Le finanze pubbliche svizzere hanno invece potuto approfittare in questi anni di un’inaspettata solidità economica, che ha permesso di mantenere un buon gettito fiscale. L’economia elvetica, che ha registrato una flessione solo nel 2009, è uscita rapidamente dalla crisi internazionale: i consumi hanno retto, le esportazioni non sono crollate, nonostante l’indebolimento della domanda sui mercati dell’UE, e il tasso di disoccupazione è rimasto tra il 3 – 4%.

La Banca nazionale svizzera ha inoltre svolto un ruolo importante, partecipando al salvataggio dell’UBS e contrastando per alcuni anni l’apprezzamento del franco. La Svizzera è stata pure favorita dal fatto che la quota delle spese dello Stato rispetto al PIL sono storicamente basse, rispetto ad altri paesi europei, gravati da un pesante apparato di amministrazioni ed enti pubblici.

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Determinante per garantire il buon stato di salute delle casse pubbliche è stato però anche il “freno all’indebitamento”, un meccanismo introdotto nel 2003 dalla Confederazione per evitare squilibri strutturali delle finanze statali e impedire una crescita del debito, come avvenuto negli anni ’90. Questo meccanismo mira a riequilibrare uscite e entrate sull’arco di un ciclo congiunturale: negli anni di rallentamento dell’economia sono ammessi deficit limitati, mentre negli anni di alta congiuntura devono essere conseguite eccedenze. Modelli analoghi sono stati introdotti anche da molti Cantoni.

Il freno all’indebitamento ha permesso di ripristinare rapidamente l’equilibrio delle finanze pubbliche: il debito complessivo (amministrazioni pubbliche e sicurezza sociale) è così sceso dal 50,7% nel 2003 al 33,1% nel 2015. Nell’ultimo decennio, con una sola eccezione nel 2014, i conti della Confederazione hanno registrato sistematicamente utili miliardari. Un risultato praticamente unico a livello europeo.

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Il risanamento finanziario è condiviso da tutte le forze politiche, dato che consente non solo di ridurre le uscite destinate al pagamento degli interessi sul debito, ma anche di rafforzare la resistenza della Svizzera di fronte a nuove crisi. Per alcuni partiti – e per diversi economisti – la politica di risparmi ha però ormai raggiunto degli eccessi: nell’ultimo decennio la Confederazione ha conseguito delle eccedenze anche in anni di rallentamento congiunturale. E, nonostante questi utili, ogni anno il governo presenta nuovi piani di tagli della spesa pubblica. Secondo la sinistra, le risorse finanziarie della Confederazione dovrebbero essere maggiormente impiegate per rafforzare lo Stato sociale e per sostenere l’economia e la creazione di posti di lavoro in tempi di bassa congiuntura. Per le forze di centro e di destra, l’economia non necessita di sostegni statali, ma di un ulteriore alleggerimento della fiscalità.

Nonostante il buon andamento delle finanze federali, la politica finanziaria figura così da anni tra i temi più combattuti in parlamento. È il caso anche quest’anno. Nel quadro della nuova riforma sull’imposizione delle imprese, la maggioranza di centro e destra ha approvato una serie di sgravi miliardari per le aziende. Questa riforma rappresenta un assalto alle casse statali agli occhi della sinistra, che intende lanciare un referendum. Nel contempo, il ministro delle finanze Ueli Maurer ha già annunciato ben tre piani di risparmio per i prossimi anni, che colpirebbero in particolare la previdenza sociale, la formazione e l’aiuto estero. Non verrebbero invece toccati la difesa nazionale, l’agricoltura e i trasporti stradali. Anche questi piani sono oggetto di una grande battaglia tra i partiti.

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Come gli altri paesi europei, anche la Svizzera è chiamata ad affrontare ben presto due fattori che rischiano di gravare pesantemente sulla spesa pubblica: l’invecchiamento della popolazione e l’esplosione dei costi della salute. Nei prossimi 30 anni saranno necessari 150 miliardi di franchi per finanziare le spese legate all’evoluzione demografica, avverte il nuovo rapporto del Dipartimento federale delle finanze sulle Prospettive a lungo termine delle finanze pubbliche. Senza misure di risparmio o di aumento del gettito fiscale, il debito pubblico salirà al 59% del PIL entro il 2045.

Le riforme dell’assicurazione malattia e della previdenza sociale sono però in cantiere da quasi una ventina d’anni e finora i partiti non sono riusciti a raggiungere un compromesso. Una soluzione dovrà però essere trovata ben presto, poiché l’evoluzione demografica si prospetta come una bomba ad orologeria che minaccia di far esplodere l’equilibrio delle finanze pubbliche.

(swissinfo.ch)

Contattate l’autore via twitter: @ArmandoMombelliLink esterno

La Svizzera risparmia troppo o rappresenta un modello per molti altri paesi europei?

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Gli svizzeri voteranno sul divieto totale dei pesticidi sintetici ! e NOI ??

Di Samuel Jaberg

 

Un’iniziativa popolare che chiede di vietare i pesticidi di sintesi su tutto il territorio elvetico è stata depositata venerdì alla Cancelleria federale. Malgrado il carattere radicale della proposta, i suoi promotori sperano di convincere la maggioranza dei cittadini. Intervista.

Etienne Kuhn ha vinto la sua scommessa. Il quarantenne attivo nell’industria musicale è all’origine dell’iniziativa popolare “Per una Svizzera senza pesticidi sinteticiLink esterno“, lanciata ufficialmente nel novembre 2016 da un gruppo di cittadini apoliticiLink esterno residenti nella regione di Neuchâtel.

Con oltre 140’000 firme raccolte in 18 mesi, il testo – che vuole proibire l’utilizzo di pesticidi nella Confederazione e l’importazione di alimenti che ne contengono – è stato accolto positivamente dalla popolazione. Un risultato che accresce ulteriormente la motivazione e le speranze di Etienne Kuhn in vista di una votazione popolare che sarà sicuramente seguita con molto interesse anche all’estero.

swissinfo.ch: Come è stata accolta la vostra iniziativa durante la fase di raccolta delle firme?

Etienne Kuhn: L’entusiasmo è stato incredibile! Per le strade siamo riusciti a convincere quasi nove persone su dieci a sostenere la proposta. Oltre a migliaia di formulari per la raccolta delle firme inviati per posta abbiamo anche ricevuto più di 20’000 lettere di sostegno e di ringraziamento provenienti da tutta la Svizzera.

Siamo convinti più che mai di rappresentare la voce del popolo di fronte a élite politiche ed economiche che non sono consapevoli dell’ondata di diffidenza nei confronti dei pesticidi.

swissinfo.ch: Avete comunque dovuto rimunerare degli studenti per portare a termine la raccolta delle firme…

E. K.: Il nostro comitato di iniziativa è formato da sette persone. Siamo tutti impegnati nelle nostre diverse attività professionali e siamo assolutamente estranei alle questioni politiche. Abbiamo portato avanti quest’avventura a livello nazionale senza il sostegno finanziario e la forza comunicativa dei partiti politici o di organizzazioni non governative, sacrificando gran parte dei nostri fine settimana e serate.

È soprattutto grazie al passaparola che la nostra iniziativa è giunta fino al canton Uri o a Lugano. C’è quindi voluto del tempo. Con un limite imposto di 18 mesi per la raccolta delle firme, è stato indispensabile un aiuto esterno. Abbiamo comunque raccolto tra il 70 e l’80% delle firme con le nostre forze. Considerati i pochi mezzi a disposizione, provenienti da un finanziamento partecipativo su Internet, ritengono che sia una buona proporzione.

 

“Rappresentiamo la voce del popolo di fronte a élite politiche ed economiche che non sono consapevoli dell’ondata di diffidenza nei confronti dei pesticidi”

swissinfo.ch: Durante i dibattiti parlamentari sulla vostra iniziativa, così come durante la campagna che precederà la votazione popolare, vi scontrerete con le potenti lobby dell’agricoltura e dell’agro-chimica. Una lotta impari?

E. K.: Sicuramente. Non abbiamo né il budget colossale né i canali di comunicazione dei nostri avversari. Ciò non mi impedisce tuttavia di essere molto fiducioso. I politici hanno bisogno di elettori e siccome la nostra iniziativa suscita parecchia simpatia tra la popolazione, potremo beneficiare di qualche sostegno inatteso.

Con la nostra iniziativa vogliamo superare le tradizionali divisioni tra la destra e la sinistra e riunire il maggior numero di persone possibile attorno a questa tematica vitale.

swissinfo.ch: Eppure gli svizzeri non sono noti per fare rivoluzioni alle urne. La vostra iniziativa non è forse troppo radicale per sperare di convincere la maggioranza degli elettori?

E. K.: Assolutamente no. L’iniziativa prevede un intervallo di dieci anni per la sua messa in atto, ciò che consentirà ai contadini di adattarsi progressivamente a questo nuovo modo di produzione sostenibile. Al momento, ci vogliono in media dai quattro ai cinque anni per passare da una coltivazione tradizionale a una produzione al 100% biologica. È quindi assolutamente ragionevole.

swissinfo.ch: Secondo i vostri avversari, un divieto totale dei pesticidi farebbe crescere di quasi il 40% il prezzo delle derrate alimentari in Svizzera. L’argomento finanziario non rischia di essere decisivo agli occhi di molti cittadini?

E. K.: Queste cifre non sono serie poiché non tengono conto di una regola economica elementare: la forte crescita dell’offerta di derrate alimentari senza pesticidi renderà automaticamente questi prodotti più accessibili.

Certo, un leggero aumento globale dei prezzi sarà inevitabile. Ma non è nulla rispetto ai benefici che la nostra iniziativa apporterà a livello ambientale, sanitario e anche in termini di impieghi.

I pesticidi entrano in politica

Il tema dei pesticidi sarà al centro dell’agenda politica nei prossimi anni. Parallelamente all’iniziativa nata a Neuchâtel, un’altra iniziativa è stata depositata alla Cancelleria federale lo scorso 18 gennaio. L’associazione “Acqua potabile per tuttiLink esterno” chiede che soltanto gli agricoltori che non utilizzano prodotti fitosanitari e antibiotici a uso profilattico potranno ricevere le sovvenzioni statali (pagamenti diretti). Verosimilmente, le due iniziative popolari saranno sopposte al verdetto delle urne entro due anni.

Il referendum, ovvero la politica sotto una spada di Damocle

Nelle deliberazioni, il parlamento svizzero deve sempre tener presente che ogni legge che emana può essere sottoposta al voto popolare.

In Svizzera il popolo ha l’ultima parola. Non solo deve essere obbligatoriamente consultato per qualsiasi emendamento costituzionale, ma ha anche il diritto di veto su ogni legge emanata dal parlamento. Questo rende il processo legislativo più faticoso e complesso, ma costringe i politici a trovare soluzioni che godono di un ampio sostegno.

Un contadino di montagna del cantone di Uri interrogato sul proprio comportamento elettorale risponde: “Voto sempre no e finora non mi sono mai pentito”.

Questa barzelletta è stata raccontata in un’intervista rilasciata nel 2017 dall’urano Franz Steinegger, un veterano della politica elvetica. Era poco dopo che il popolo svizzero aveva bocciato la vasta riforma della previdenza per la vecchiaia, sottoposta al referendum.

L’urgente riforma era stata approvata dalle Camere federali, dopo l’intervento della commissione di conciliazione, seppur di strettissima misura. Alle urne è invece successo il contrario: la riforma è stata bocciata sul filo di lana.

L’arte di convincere l’elettorato

Ovviamente non si sa se coloro che, come il contadino di montagna di Uri,  in linea di principio votano sempre no, siano stati decisivi nel fallimento del progetto di legge sulla previdenza di vecchiaia. L’aneddoto dimostra tuttavia che il sistema svizzero di democrazia diretta richiede molta perseveranza da parte dei politici.

E talvolta occorrono i nervi saldi. Non basta convincere il governo o le altre parti in parlamento, per fare accettare una proposta. Si deve sempre pensare anche all’elettorato. Quest’ultimo può affondare un progetto se non ne è convinto. Come è appunto avvenuto con la riforma delle pensioni. Il no alle urne ha spazzato via in un colpo sette anni di lavori parlamentari.

Decisioni costanti

In Svizzera vi sono due tipi di referendum: obbligatorio e facoltativo. Le modifiche costituzionali e le adesioni a organizzazioni sovranazionali sono soggette al referendum obbligatorio. Devono imperativamente essere sottoposte all’esame popolare e ottenere la doppia maggioranza di sì dei votanti e dei cantoni.

grafico referendum obbligatorio 1874-2017

grafico

Le leggi, così come certi decreti federali e trattati internazionali, sono invece soggetti a un referendum facoltativo. Sono messi ai voti popolari se almeno 50mila elettori lo richiedono entro cento giorni dalla loro pubblicazione ufficiale. Per essere approvati, basta che ottengano la maggioranza di sì dei votanti.

L’istituto del referendum è più di un’ulteriore opportunità per i cittadini di esprimere la propria opinione. Esso ha un impatto significativo sul processo legislativo. I politici non devono solo stringere alleanze e ricorrere a tattiche in parlamento per fare avanzare una causa.

Devono inoltre sempre considerare se una soluzione è in grado di convincere anche la maggioranza popolare. Di conseguenza, si svolge un’ampia discussione, in cui è prestato ascolto anche a quelle voci che non sono rappresentate in parlamento.

Più laborioso, ma sostenibile

Questo ostacolo supplementare rende il processo legislativo più lungo e complicato. Le decisioni prese dalla maggioranza degli elettori sono relativamente coerenti e non vengono immediatamente ribaltate non appena si verifica, ad esempio, un cambio di governo.

Dalla fondazione dello Stato federale svizzero, nel 1848, sono stati sottoposti a votazione obbligatoria più di 200 disegni di legge. Più dei tre quarti di essi sono stati adottati.

grafico referendum facoltativo 1874-2017

grafico.

Al referendum facoltativo, che esiste dal 1874, sono stati sottoposti 2’449 emendamenti legislativi adottati dal parlamento. Contro 177 di essi sono state raccolte firme sufficienti per un referendum. Solo in 78 casi la maggioranza ha respinto la legge. Dunque, la maggior parte delle decisioni del parlamento entrano in vigore senza che sia indetto un referendum; e nella maggioranza dei casi in cui viene impugnato questo strumento di democrazia diretta, i cittadini seguono il parlamento.

Effetto preventivo

L’influsso del diritto referendario non si limita tuttavia ai testi che vengono sottoposti al voto popolare. Già solo la prospettiva della possibilità che sia lanciato un referendum spesso porta a trovare un compromesso con i potenziali oppositori, per riunire una maggioranza parlamentare, in modo che non lo indicano. Oppure per ridurre il più possibile l’opposizione in una votazione.

Nel caso concreto della riforma delle pensioni, è stato fatto un esercizio di equilibrismo da parte dei partiti di sinistra e di centro, in modo da ottenere la maggioranza in parlamento, dove è invece stata combattuta dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e dal Partito liberale radicale (PLR, centro-destra), che erano contrari all’estensione dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) e all’aumento delle rendite di 70 franchi al mese

Dal canto loro, gli oppositori dell’estrema sinistra, che hanno lanciato il referendum, volevano impedire che l’età pensionabile delle donne fosse innalzata dagli attuali 64 a 65 anni, vale a dire la stessa degli uomini.

Elaborare una nuova riforma che soddisfi la maggioranza dei cittadini non sarà un’impresa facile. Tuttavia, l’esempio della legge sull’energia, votata nel maggio 2017, dimostra che non è impossibile. Il disegno di legge, che prevedeva l’abbandono progressivo del nucleare e la promozione delle energie rinnovabili, aveva suscitato resistenze in seno ai partiti di centro-destra e destra.

Una levetta di sicurezza

Durante le deliberazioni in parlamento, i partiti di sinistra e di centro sono riusciti a soddisfare parzialmente le richieste delle cerchie economiche, in particolare istituendo fondi supplementari da destinare a ristrutturazioni efficienti dal punto di vista energetico. Questo non bastava all’UDC che ha quindi lanciato il referendum. Ma la maggioranza del PLR si è detta soddisfatta e ha dunque sostenuto la legge. Si è così costituita un’ampia alleanza che ha fatto campagna a favore della legge e che l’ha portata al successo nella votazione popolare.

Il diritto di referendum agisce come una spada di Damocle sulla politica. Una spada che fa effetto anche senza usarla. In definitiva, la democrazia diretta consente un controllo supplementare dell’elettorato sui politici eletti.

Il fatto che in Svizzera la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche sia più elevata che in altri paesi è probabilmente legato in larga misura a questo. La fiducia è una buona cosa. Ma per i cittadini è più facile fidarsi del governo e del parlamento se hanno in mano una levetta di sicurezza.

(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

https://www.swissinfo.ch/ita/strumentario-della-democrazia-svizzera_il-referendum–ovvero-la-politica-sotto-una-spada-di-damocle/44101794?utm_campaign=swi-nl&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o

OCSE propone UNA PATRIMONIALE IN ITALIA a che PRO? PORTA DANARO AI CITTADINI? O…

… PORTA DANARO AL SISTEMA ?
in altri paesi esiste una patrimoniale ma i CONTI PUBBLICI SONO SOTTO CONTROLLO DEI CITTADINI, IN ITALIA NON SAPPIAMO NULLA DEL BILANCIO QUINDI UNA PATRIMONIALE IMPOVERISCE I CITTADINI E ALIMENTA LA VORAGINE ECONOMICA SENZA CONTROLLO E SENZA FINE DELLA REPUBBLICA ITALIANA.
NESSUNO SA COME VENGONO GESTITI I FLUSSI DI DANARO CHE I CITTADINI VERSANO IN TASSE, QUINDI NO! AD UNA PATRIMONIALE FINCHE’ LA SITUAZIONE E’ FUORI CONTROLLO, SAREBBE A SCAPITO DEI CITTADINI GIA’ PROVATI IN QUESTI ANNI DI CRISI ITALIANA. ATTENZIONE AI DEPOSITI BANCARI ! IN CASO DI PATRIMONIALE, LO STATO POTRA’ PRELEVARE A SUA DISCREZIONE, DOPO AVER APPROVATO UNA LEGGE CHE LO LEGITTIMA !

https://www.panorama.it/economia/tasse/patrimoniale-cose-e-perche-se-ne-parla/